di Roberta Alfano - 10 Febbraio 2009

Storia, cultura, archeologia, recupero di inestimabili tesori. Testimone silenziosa dell’antica civiltà romana, accanto ai paesi del circondario vesuviano anche Sant’Antonio Abate, nel cui territorio fu rinvenuta tra la primavera e l’estate del 1974 una splendida villa di epoca romana risalente all’età augusteo-tiberiana. Siamo intorno al primo secolo d. C. La villa costituisce una delle più significative strutture archeologiche dell’area stabiese-pompeiana. È di pochi giorni fa l’attesa e buona notizia del via libera al progetto esecutivo di restauro e recupero dell’antica residenza romana, sita in via Casa Salese, una delle zone più alte del paese. Fu qui che nella proprietà di un privato vennero alla luce negli anni settanta ritrovamenti archeologici di grande valore artistico sepolti dall’eruzione del Vesuvio del 79 d. C. I lavori di ampliamento e valorizzazione che saranno presto realizzati prevedono, secondo quanto annunciato dal commissario per l’emergenza Scavi di Pompei, il prefetto Renato Profili, una spesa di circa 40 mila euro. Spesa che servirà a coprire il consolidamento statico ed il restauro architettonico dell’antica tenuta. “La villa rustica romana è un patrimonio storico-archeologico di grande spessore – dichiara il commissario prefettizio del Comune di Sant’Antonio Abate, Luigi Armogida, insediatosi a fine dicembre. Da tempo sono stati sollecitati i lavori. Cercheremo di inserire la struttura in un circuito più ampio dei beni archeologici; in tal modo assumerà il valore che merita anche all’interno di un percorso turistico che si snoda tra Stabia e Pompei”.
I resti della villa, visitabile su prenotazione all’Ufficio Scavi di Pompei, testimoniano la vita di circa 2000 anni fa. All’interno della struttura, oggetto di studio approfondito di numerosi archeologi, una serie di ambienti disposti intorno ad un cortile porticato, zone intonacate e decorate con immagini di animali, maschere e piante. Numerosi gli oggetti di uso comune come anfore vinarie, pesi di piombo furono lì ritrovati e trasferiti a Castellammare di Stabia. Purtroppo gran parte della villa risulta ancora celata sotto terreni adibiti a coltivazione.

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