Analisi recenti (rapporto Svimez 2008) indicano un forte incremento di emigrazione di giovani meridionali, prevalentemente con alta scolarizzazione, verso le regioni del centro nord. Il fenomeno trova generalmente motivazione nella difficoltà da parte di questi soggetti a trovare lavoro nelle regioni d’origine. Circa la metà del totale dei meridionali emigrati nel 2007 sono campani. Come spiega questa dinamica, e che conseguenze a breve e a lungo termine può avere il fenomeno sulla crescita economica e sociale della regione Campania?
Le cause sono molteplici. Il sistema produttivo campano offre scarsissime possibilità a personale altamente qualificato visto che le imprese, soprattutto quelle piccole, stentano a investire su capitale umano e innovazione tecnologica. D’altro canto non abbiamo ancora un contesto attrattivo per grandi investitori nazionali e internazionali. Per attirarli bisogna continuare a lavorare su infrastrutture, efficienza della pubblica amministrazione e, non ultimo, contrasto alla camorra e alla sua capacità di condizionare, quando non addirittura di infiltrarsi, nell’economia legale. Perdere giovani altamente qualificati vuol dire avere una Regione più povera economicamente e culturalmente, con meno idee ed entusiasmo per il suo futuro.
Si parla di fuga di cervelli, ma si fa abbastanza per trattenerli o farli ritornare? Ritiene che si possano/debbano attivare politiche per arginare il fenomeno? Di quale natura e tipologia?
Sono assolutamente doverose politiche per dare qui lavoro ai nostri giovani. Non penso, ovviamente, a chi per scelta decide di sperimentarsi in una dimensione internazionale, altrimenti peccherei davvero di provincialismo. Penso piuttosto a chi è costretto a cercare altrove un lavoro, spesso non all’altezza della sua formazione. Creare le condizioni per un sistema produttivo competitivo, che punti su capitale umano e innovazione tecnologica, è l’unica strada possibile per arginare la fuga dei cervelli.
Come possono intervenire gli enti locali per rispondere all’offerta qualificata oggi disponibile sul mercato del lavoro locale?
Le armi in mano ad un ente locale sono poche. Ma si possono offrire occasioni ai neo laureati che vogliono arricchire il proprio curriculum, ad esempio, attraverso stage e collaborazioni con gli enti stessi. Al Comune di Castellammare abbiamo sperimentato positivamente questa strada.
Quali altre azioni (e da parte di chi) andrebbero messe in atto?
Il Governo nazionale ha le maggiori responsabilità, ma tutti i livelli istituzionali devono impegnarsi nella costruzione di un diverso futuro per la Campania. Non va condannata ad essere una mera piattaforma logistica di merci: deve essere un vero polo produttivo di beni e servizi. Bisogna rivedere le politiche industriali e puntare sulla valorizzazione di beni culturali e paesaggio. Sono fattori che non possono essere imitati da altri nel mercato globale.
* Sindaco di Castellammare