di Novella Maiello - 18 Gennaio 2009

La conservazione e la tutela di un bene culturale immobile è assicurata non solo attraverso il restauro e la manutenzione ma soprattutto attraverso il suo riutilizzo. Il restauro di un edificio storico è volto al recupero del bene medesimo, alla protezione ed alla trasmissione dei suoi valori culturali. Dotarlo, invece, di una nuova destinazione d’uso garantisce una migliore manutenzione e conservazione.
E’ come se un antico edificio ritornasse a vivere. Il bene più bello, anche ben conservato, se abbandonato di li a poco viene quasi dimenticato. Al contrario se è sede di attività culturali, formative, scientifiche, esso viene investito di nuova luce.  Nell’area Costa del Vesuvio un esempio pratico può essere quello rappresentato dal riutilizzo della Reggia del Quisisana di Castellammare di Stabia. La struttura architettonica è un palazzo reale di prestigio, di proprietà del Comune, inserito in uno splendido parco botanico che si colloca alle pendici del Monte Faito lungo la strada che dalle terme conduce sino a Sorrento. Essa gode inoltre di un panorama ampio e splendido della costa che partendo dalla città di Napoli abbraccia le isole del golfo di Ischia e Procida.  I lavori di recupero, restauro e riqualificazione dell’edificio sono stati finanziati attraverso il POR 2000-2006 - Progetto Integrato “Pompei Ercolano e sistema archeologico vesuviano”. E’ opportuno ricordare che l’idea forza del PI è stata quella di promuovere lo sviluppo dell’area vesuviana attraverso la realizzazione di numerosi interventi finalizzati alla valorizzazione del patrimonio archeologico e culturale. La Costa del Vesuvio è caratterizzata da forti contraddizioni, contro situazioni di forte degrado sociale ed ambientale si “scontra” un patrimonio archeologico e culturale di notevole pregio: strade, monumenti, centri  storici, musei, siti archeologici, opere e beni di attestata importanza mondiale. Pertanto cospicui finanziamenti sono stati indirizzati per la riqualificazione di numerosi beni immobili da destinare a nuovo uso. In merito alla destinazione d’uso della Reggia del Quisisana sono state avanzate varie ipotesi.  Si è parlato di “riutilizzare” il palazzo quale sede del Museo civico ed archeologico in quanto è ubicato in un contesto territoriale ottimale per la presenza di attrattori culturali e quindi ideale per potenziare i flussi turistici verso la città di Castellammare di Stabia e verso l’area in generale.  Si parla di destinarlo ad Istituto di alta Formazione per la Conservazione ed il Restauro. Non è facile definire la destinazione d’uso di un edificio storico di tale importanza e monumentalità. Sicuramente destinare la Reggia a scuola di restauro non offenderebbe la memoria del bene, anzi. Ad oggi non esistono istituti di restauro nazionali nel Mezzogiorno e la decisione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali di crearne solo due di cui uno a Castellammare di Stabia è un successo. In più va considerato il valore aggiunto che costituirebbe la formazione professionale specilisticha di figure adeguate per svolgere attività di restauro dei monumenti e delle opere d’arte in Campania. A beneficiarne anche le grandi imprese di costruzione, che potrebbero così contare su personale di alta qualità e formazione e quindi garantire standard sempre più competitivi ed affidabili per la realizzazione di interventi pubblici.  Ad ogni modo qualunque sia la decisione sulla futura destinazione d’uso di uno dei siti borbonici più importanti del Regno delle Due Sicilie, ciò che conta è che a breve il Palazzo Reale del Quisisana di Castellammare di Stabia “torni a vivere”.

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