di Gennaro Biondi - 18 Gennaio 2009

L’irreversibile internazionalizzazione dell’economia che ha caratterizzato l’ultimo trentennio ha rimesso in discussione regole e modelli organizzativi delle imprese ma soprattutto ha spostato la competitività sul piano dei sistemi economico – territoriali nel loro complesso. Prima il successo dei cosiddetti “distretti industriali “ e poi delle aree di “programmazione negoziata” hanno di conseguenza favorito la creazione di nuovi strumenti di promozione dello sviluppo locale spesso attivati da singole comunità o da consorzi di municipalità con o senza il concorso di Enti pubblici e di organizzazioni private.  Per questi motivi abbiamo provato nei mesi scorsi ad approfondire alcune realtà europee particolarmente interessanti per raccogliere e valutare esperienze confrontabili o almeno utili per la progettualità e per l’organizzazione della TESS- Costa del Vesuvio che appare ormai come il soggetto programmatore di maggior rilievo relativo alla sezione orientale della grande area metropolitana napoletana. Abbiamo avuto così modo di approfondire il caso francese, che risulta ancora fortemente condizionato dal tradizionale centralismo amministrativo, quello anglosassone, caratterizzato da un inequivocabile decentramento, quello svedese che appare incardinato su  una forte promozione di singole regioni, seppur in un progetto di promozione industriale a scala nazionale. Ma in giro per l’Europa sono fiorite nell’ultimo periodo anche altre interessanti esperienze che pur non rientrando in queste tipicizzazioni offrono ulteriori  elementi di riflessione. Tra di essi in questa sede abbiamo provato a “visitare” la Garapen, ovvero un’associazione per lo sviluppo locale dei Paesi Baschi creata all’inizio degli anni Ottanta. La sua attività consiste innanzitutto in un attenta rilevazione diretta di dati ed informazioni sull’economia e su tutti i fattori che concorrono a definire l’attrattività dei territori locali ( fino alla scala comunale). Tale lavoro è affidato ad un ristretto numero di ricercatori che si dedicano ad un monitoraggio permanente non solo dei dati strutturali ma anche di quelli relativi alla propensione all’investimento ed alla collaborazione interaziendale dell’imprenditoria locale. Una volta individuate le potenzialità settoriali relative alla internazionalizzazione dei sistemi economico – territoriali viene avviato un progetto di aggiornamento professionale e di riqualificazione della mano d’opera già impegnata nel settore manifatturiero. Una terza area di interesse dell’Associazione riguarda la creazione di “centri di impresa”, ovvero di aree attrezzate nelle quali vengono ospitate per il tempo necessario nuove iniziative, soprattutto quelle posizionate sulle nuove frontiere dell’innovazione tecnologica. Tra il 1995 ed il 2005 in tali “incubatori” sono nate  poco meno di 2000 nuove piccole imprese delle quali  oltre i ¾ , dopo un’assistenza triennale, hanno proseguito la propria attività in piena autonomia sfidando nel 50% dei casi i mercati internazionali e dando lavoro a circa 2500 nuovi addetti. Ma forse il dato di maggiore interesse è rappresentato dalla triplicazione degli investimenti stranieri ( innanzitutto statunitensi, inglesi e tedeschi) nel corso di un decennio di attività pur con una organizzazione estremamente leggera che ha nella tempestività delle risposte e nella snellezza delle procedure amministrative i suoi punti di forza.
Nel complesso anche l’esperienza dei Paesi Baschi risulta estremamente interessante per le nostre realtà meridionali. Il messaggio ottimistico sta nel fatto che anche regioni arretrate possono partecipare in maniera dignitosa alle nuove sfide imposte dalla globalizzazione, a patto che siano in grado di esprimere un’idonea politica economico-territoriale di accompagnamento e di “prima accoglienza”. Il dato negativo è invece rappresentato ancora una volta dalla forte discrasia che caratterizza i tempi della politica e dell’economia nel nostro Paese. Mentre nei Paesi Baschi tra l’avvio di una pratica di nuova localizzazione ed il completamento di tutto l’iter burocratico non si superano quasi mai i due-tre mesi,  nelle nostre regioni i tempi della burocrazia rappresentano una delle disecomonie più costose soprattutto per la piccola e media imprenditoria.  Se di tale problema non si prende coscienza fino in fondo si rischia irrimediabilmente di spingere il nostro Mezzogiorno tra gli “ hard discount” delle localizzazioni internazionali, ossia tra quelle aree povere che attirano gli investitori solo per alcuni fattori ambientali a basso costo ed a durata limitata. Invece la sfida globale  che le Agenzie dello sviluppo devono saper affrontare sta nella capacità di accedere a  quei 120 milioni di Euro di investimenti stranieri che si attivano annualmente in Europa e dei quali solo il 3,5% atterra nel nostro Paese e di questi appena lo 0,5% nelle regioni meridionali.
A conclusione del  nostro breve viaggio tra le diverse tipologie di Agenzie dello Sviluppo che operano in Europa e dal confronto con l’organizzazione della TESS-Costa del Vesuvio appare interessante una considerazione di carattere generale. Indubbiamente un po’ tutte le esperienze europee risultano caratterizzate da una notevole dinamicità garantita soprattutto dalla snellezza dell’organizzazione, dalla chiarezza dei ruoli e dalla capacità decisionale. Anche nel  caso della TESS- Costa del  Vesuvio gli elementi innovativi, in particolare la capacità progettuale,  risultano abbastanza in sintonia con le profonde trasformazione che sta vivendo l’economia nel suo complesso ed il settore industriale, in particolare. Ciò che appare ancora caratterizzato da persistenti elementi di conservazione è la costruzione  di una coscienza collettiva  sovracomunale dello sviluppo locale, nel senso in tutta l’area vesuviana  persistono storici atteggiamenti campanilistici che spesso mettono in competizione (o almeno alimentano sospetti) singole amministrazioni e comunità locali. La delega di una quota parte della “sovranità progettuale” all’Agenzia per lo sviluppo locale rappresenterà per un territorio  così articolato e complesso quel valore aggiunto che le potrà garantire la competitività sui mercati nazionali ed internazionali delle localizzazioni produttive e del terziario avanzato.

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