“Da un lato lo Stato, dall´altro l´antistato. Senza mezzi termini, da un lato i buoni, dall´altro lato i cattivi. E mi sento di dire che alla fine la vittoria è una, e i vincitori sono i buoni”. Sergio Vigilante, ex commerciante a cui la camorra aveva distrutto la vita, è oggi consulente del Comune di Portici: dal primo settembre lavora per l´assessorato alle Attività Produttive ed è presidente dell´associazione antiracket e antiusura. Da quando lo sportello e la cassettina antiracket hanno preso a funzionare numerose sono giunte segnalazioni e denunce. Adesso gli investigatori stanno facendo la loro parte, ma già un primo risultato importante è stato raggiunto poco prima di Natale, quando quattro estorsori del clan sono stati arrestati perché avevano imposto il “pizzo di Natale” ad alcuni esercenti porticesi. Si lavora, questo sì. E magari la paura non lascia mai del tutto chi ha deciso di dire no ai soprusi. “Tuttavia non sono stato mai sul punto di mollare” dice Vigilante.
Lei è stato una vittima del racket e oggi è uno degli esponenti delle istituzioni che combattono le illegalità. Una doppia veste che le fornisce due diversi punti di vista sull´argomento. Cosa c´è di concreto da fare?
“Sono convinto che con l´aiuto delle istituzioni, con il calore di chi crede che le brutture possano essere sconfitte grazie alla collaborazione dello Stato, questo problema possa davvero essere sconfitto una volta e per tutte. Bisogna continuare a percorrere la strada già tracciata sino ad oggi. C´è bisogno di attenzione, di più attenzione”.
Sotto al Vesuvio che ruolo hanno gli sportelli antiracket e antiusura?
“Le denunce sono ormai quasi all´ordine giorno: se riuscissimo a lottare tutti insieme con la stessa determinazione potremmo sconfiggere questa piaga. Non basta lamentarsi. Bisogna agire e reagire. Lo Stato c´e”.
Ma come si può sentire un commerciante vessato, schiacciato, minacciato? Psicologicamente qual è la prova da superare?
“So bene cosa significa per un commerciante avere questo ruolo di vittima. E so anche cosa possano rappresentare le difficoltà economiche, cosa significhi per un commerciante in difficoltà vedersi scacciato dalle banche. Spesso gli esercenti ci sono costretti ad andare a bussare alle porte degli usurai. Un atteggiamento certo non giustificabile ma che comprendo benissimo: è però lo sconforto di chi ha subito che ci deve far riflettere e agire. Noi siamo qui. Siamo qui per aiutare e difendere i cittadini. Non c’è alternativa alla denuncia”.