di Domenico Maria - 18 Dicembre 2008

INTERVISTA A MATTEO VITAGLIANO (CISL)

Dall’analisi del rapporto Svimez vi è una massiccio esodo di forza lavoro dal Sud di cui circa la metà è campana; inoltre, a differenza del passato, si tratta di giovani con alti livelli di scolarizzazione. Come si inquadra questo fenomeno?


Innanzitutto vi è un forte squilibrio tra offerta e domanda di lavoro per cui i giovani che riescono ad arrivare ad una scolarità o professionalità qualificata non trovano le condizioni ideali per l’inserimento nel mondo del lavoro e sono costretti ad emigrare. Inoltre vi è una sfiducia generalizzata dei giovani verso le istituzioni perché si scontrano con un sistema di accesso al lavoro che funziona in maniera distorta e permette solo a chi ha “santi in paradiso” di andare avanti. Tale distorsione si estende anche al mondo dell’impresa che, pur di mantenere una rete di buone relazioni con la politica locale accetta di assumere chi è “segnalato” rinunciando a fare una selezione seria e veramente utile alle proprie esigenze e alle prospettive di crescita. A tal proposito il ruolo di Tess su questo territorio può essere determinante nell’invertire la tendenza e garantire maggiore trasparenza per le assunzioni e premiare la qualità. Di questo argomento se ne parla poco e nessuno si muove nella direzione giusta per arginare questa emorragia.

Cosa dovrebbe essere messo in campo dalle istituzioni, per fronteggiare questo problema?

Sicuramente si deve fare di più, dalla Regione alla Provincia che gestisce i Centri per l’Impiego che si limitano solo a stilare elenchi e graduatorie. Se ci si accordasse tra istituzioni, sindacati e aziende affinché le assunzioni vengano effettuate passando attraverso una rigorosa selezione dalle graduatorie dei Centri per l’Impiego, allora si bilancerebbe l’attuale squilibrio che concede alle aziende libertà di assumere che si traduce nel ricorrere al sistema delle “raccomandazioni”. Da parte nostra, in occasione della stipula del protocollo sulla trasparenza degli appalti presso la Prefettura, è stato segnalato il fenomeno ed è stata richiesta particolare attenzione alle pratiche del mercato del lavoro.  In un quadro più generale, occorre intervenire sulla formazione a favore dei soggetti meno scolarizzati e su interventi strutturali per creare opportunità di nuova impresa nei settori più confacenti al territorio quali turismo, artigianato di qualità, ricerca, allo scopo di riequilibrare quel divario tra domanda e offerta di cui dicevo all’inizio. Tutti sono chiamati a svolgere un ruolo attivo in questo sforzo collettivo e nessuno, sia attore locale che forza politica, può chiamarsi fuori.  Se non si agisce in fretta e non si sfruttano al meglio le risorse esistenti per dare nuovamente ai giovani fiducia verso le istituzioni resteranno solo due alternative: o emigrare o finire nei circuiti della criminalità e del malaffare che, in assenza di un sistema legale di regole e opportunità, si presentano a tanti come l’unica possibilità di garantirsi quanto meno i mezzi essenziali per poter vivere.

 

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