di Domenico Maria - 18 Dicembre 2008

L’analisi del rapporto Svimez evidenzia un massiccio esodo di forza lavoro dal Sud di cui circa la metà è campana; inoltre, a differenza del passato, si tratta di giovani con alti livelli di scolarizzazione. Come spiega questo fenomeno?

Sono estremamente preoccupanti i dati che emergono dall’ultimo rapporto Svimez, nel quale viene rappresentato un Meridione che regredisce economicamente e socialmente, alle prese con il fenomeno dell’emigrazione di massa. Tra le cause del fenomeno sicuramente vanno considerate  la modesta domanda del settore privato e la difficoltà di inserimento nel settore pubblico che determinano una forte sproporzione tra la domanda e l’offerta di lavoro. Naturalmente quella del “nuovo emigrante” rappresenta una tipologia molto diversa qualitativamente, costituita per lo più da lavoratori con un’alta qualifica che dalle regioni meridionali si spostano verso quelle del Centro-Nord attratti dalle migliori opportunità d’impiego e dal desiderio di qualificare le proprie esperienze professionali. La maggior parte dei lavoratori che si trasferiscono, in particolare quelli con più alto livello di scolarizzazione, vi resta per necessità più che per scelta, determinando un ulteriore impoverimento del Sud di quelle potenzialità e professionalità, che potrebbero, se ben utilizzate, dare un contributo notevole allo sviluppo del Meridione.

Cosa è stato già fatto e cosa magari si sta facendo, a suo avviso, in Campania, per arginare il fenomeno?

Rispetto all’obiettivo di determinare una progettualità che favorisca il ritorno dei giovani, la Regione Campania ha attuato un’iniziativa esemplare, il progetto “Sud Nord Sud” che, attraverso tirocini formativi, ha promosso la mobilità geografica nazionale sostenendo i giovani che decidono di spostarsi in altre regioni per avere una prima esperienza di lavoro qualificata o per ampliare le proprie competenze professionali per tornare poi nel proprio territorio d’origine con maggiori esperienze. L’esperienza, sicuramente  positiva, ha presentato, tuttavia, il limite dell’assenza di azioni di monitoraggio attraverso le quali verificare le ricadute e l’effettivo rientro delle risorse. Diventa sempre più necessaria, in particolare considerando la nuova programmazione dei fondi strutturali 2007-2013, una riflessione seria sulla necessità di valide politiche di sviluppo della nostra Regione e sulla messa in cantiere di interventi che mirino ad agevolare l’insediamento nel Mezzogiorno di imprese.

Quali azioni, a suo avviso, andrebbero messe in atto per contribuire ad invertire la tendenza in atto e come si sta muovendo il suo sindacato?

Il nostro sindacato considera necessaria l’adozione di misure di incentivazione alle aziende che assumono attraverso l’assegnazione di bonus fiscali. Di particolare importanza, inoltre, riteniamo la progettazione delle azioni di accompagnamento e di monitoraggio del rientro, nelle regioni di origine, di capitale umano temporaneamente emigrato. Particolare attenzione, infine, andrebbe attribuita ai meccanismi di selezione delle risorse, che andrebbero gestiti con una maggiore trasparenza, così da poter garantire un accesso meritocratico al mondo del lavoro.

 

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