di Ivana Cimmino - 17 Dicembre 2008

L’Italia è un Paese “devoto” alla viticoltura e da sempre i vini italiani sono esportati in tutto il mondo. Da diversi anni le aziende vitinicole stanno lavorando molto sulla qualità del vino, facendo nascere quelli eccellenti, definiti da molti, punte di diamante della produzione, rispetto agli altrettanti vini eccellenti della Francia. Oggi la maggior parte dei consumatori si dividono in “bevitori” e “degustatori”, i primi affezionati al vino della casa e un po’ incuranti della qualità, i secondi più consapevoli, invece, che il vino può essere anche un opera d’arte. Bisogna sfatare prima di tutto la storica credenza che le caratteristiche e la qualità di un vino dipendano dal vitigno usato. Le cose non stanno così e il fatto si spiega comprendendo quanti e quali fattori contribuiscono alla riuscita di un vino. Certamente la qualità del vitigno e le sua caratteristiche “tipiche” sono importantissime, ma altrettanto importante è quanto queste qualità vengono valorizzate scegliendo la giusta collocazione geografica e microclimatica. Nelle nostre zone uno dei vini più famosi è il Lacryma Christi del Vesuvio. Oggi questo vino può fregiarsi della sua etichetta quando supera i dodici gradi, altrimenti ha il marchio Vesuvio, anch’esso doc. Lo troviamo nelle versioni: bianco, rosso e rosato. Esiste la versione spumante dolce, profumato di pesca e pera, e quella liquorosa. Il Lacryma Christi è il vino dal nome prestigioso e dall’origine che si perde nella leggenda: Dio pianse nel ritrovare nel golfo di Napoli un lembo di cielo sottratto da Lucifero, e laddove le sue lacrime caddero, nacque la vite del Lacryma Christi. Considerata la natura straordinaria del territorio, ricchissimo in cenere frammista a lava e lapilli, tra cui a fatica s’inerpica la vite, non era possibile ignorare tanta forza della natura nell’espressione di aromi e sapori. Giallo, d’un paglierino biondo che trasporta al naso profumi mediterranei. Il sapore dimostra un vino strutturato ed equilibrato, al palato giunge con agilità, scivola in modo gradevole e suscita un ventaglio di sensazioni di frutta che ben si fondono con note minerali, che lo rendono particolarmente piacevole. Altra qualità dell’enologia vesuviana, sono il Gragnano e il Lettere, rossi ben adatti alla pizza e al ragù e dal color rubino carico. Il Gragnano è un vino frizzantino e quando giovane addirittura spumoso e con un aroma, un retrogusto gradevolissimo di affumicato, della stessa specie di quello del whisky al malto infinitamente più volatile; mentre il vino di Lettere va bevuto a temperatura ambiente, ma freddo, freddo di cantina.

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