di Gennaro Biondi - 10 Novembre 2008

Dall’analisi del rapporto Svimez vi è una massiccio esodo di forza lavoro dal Sud di cui circa la metà è campana; inoltre, a differenza del passato, si tratta di giovani con alti livelli di scolarizzazione. Per i laureati di Agraria si è in grado di mappare dove si collocano gli studenti?


Questa facoltà prepara giovani che si possono collocare in Italia e nei paesi europei, che è una caratteristica di tutte le facoltà tecnologiche italiane; del resto è giusto che un giovane che si prepara per l’inserimento nel settore alimentare vada dove insiste la grande industria alimentare, che significa aspirare a lavorare per Unilever piuttosto che per Nestlè, Barilla, Ferrero ed essere disposti a lavorare non solo vicino casa (per esempio nello stabilimento Unilever-Algida di Caivano) ma pronti ad andare in giro per l’Italia o all’estero: il raffronto tra le varie facoltà si basa proprio sulla capacità di collocare i propri studenti sul mercato nazionale o internazionale. Quindi questo fenomeno non lo vedo come una vera e propria fuga di cervelli perchè il senso dell’insegnamento di una università statale è quella di preparare i giovani per lavorare sul mercato quanto meno nazionale. Leggere gli spostamenti di laureati come una “fuga” di cervelli è una patologia tipicamente italiana poiché negli altri paesi avanzati lo spostamento delle persone da un posto a un altro avviene con una grande facilità in funzione delle peculiarità di questo o quello stato o regione: se una regione ha una vocazione al turismo e il terziario i giovani specializzati sul manifatturiero non trovano lavoro in quella regione. Se chi studia in Campania non vi resta, certamente non dipende dall’Università ma innanzitutto dalla mancanza di  adeguate opportunità di occupazione e, d’accordo con le riflessioni di  Sylos Labini, se non qui si garantiscono adeguati livelli di qualità della vita non vedo perché un brillante laureato non possa legittimamente scegliere di andare altrove. Tali carenze di opportunità e di contesto sociale non solo spingono alla migrazione, ma non contribuiscono a bilanciare l’esodo Sud-Nord con un afflusso di giovani provenienti dal Nord.  A dire il vero, i sindaci di questo territorio fanno tanto per cercare di innalzare la qualità della vita.

Se l’Università non ha “colpe” e i Comuni stanno operando bene sul fronte della qualità della vita, allora, a chi è imputabile questa incapacità di trattenere o attrarre i giovani talenti?


Devo purtroppo dire che l’azione della Regione Campania non si è dimostrata adeguata poiché si è proceduto per interventi “spot” senza una vera e  propria strategia di sviluppo: la classe politica regionale non è mai stata in grado di definire una direzione univoca di sviluppo verso l’industria o il terziario avanzato o la information technology pur avendo avuto a disposizione risorse ingenti che, invece, sono state destinate a programmi disarticolati tra loro; se, al contrario, questa strategia complessiva esiste e sta operando, allora vuol dire che ci sono grandi difficoltà di comunicazione. A fronte di ciò, sul versante della offerta formativa vi è stata una duplicazione di centri universitari a scapito della qualità della formazione: si sa che per realizzare una “decente” istituzione universitaria c’è bisogno di anni di esperienza e ingenti risorse mentre oggi si assiste a una gara per l’accaparramento dei giovani senza offrire nessun prodotto di qualità. Buona parte della disoccupazione intellettuale è frutto anche di questa dequalificazione intellettuale.

Come superare questa situazione?

Bisogna innanzitutto eliminare questi vincoli e distorsioni e migliorare la qualità della vita altrimenti i migliori andranno sempre via per vendere la propria professionalità sul mercato mondiale e qui resteranno solo i meno secolarizzati. Una ragazza che a 26 anni ha vinto un dottorato di ricerca ha fatto un colloquio ed è stata immediatamente assunta in Inghilterra: l’alternativa a Napoli magari sarebbe stata quella di fare le analisi in qualche laboratorio, magari pagata in nero.

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