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Intervista a Edoardo Imperiale Direttore Generale di Città della Scienza S.p.a.
Dall’analisi del rapporto Svimez vi è una massiccio esodo di forza lavoro dal Sud di cui circa la metà è campana; inoltre, a differenza del passato, si tratta di giovani con alti livelli di scolarizzazione. Qual è il suo punto di vista da un osservatorio particolare quale è Città della Scienza?
La risposta più immediata è che in Campania non ci sono opportunità o non sono tali da offrire una adeguata soddisfazione professionale. Restare in Campania vuol dire anche accettare una sfida, poiché qui, più che nel resto d’Italia, tutto è indefinito, e molti ci rinunciano. Quando mi laureai avrei potuto cogliere delle opportunità fuori regione ma, poiché era cominciata la stagione del rinnovamento di Napoli con l’elezione di Bassolino a Sindaco, scelsi di restare.
Il problema odierno non è tanto far rientrare i talenti che negli anni sono andati, ma creare opportunità per i nuovi talenti ed evitare che lascino la regione. Questo può avvenire solo se si mettono in rete le strutture esistenti sul territorio che possano offrire ai giovani l’opportunità di esprimere qui il proprio talento e creare una “mappatura” dell’offerta e degli strumenti disponibili in modo da orientare l’offerta formativa esistente verso le esigenze del territorio e, allo stesso tempo, bisogna dare fiducia ai giovani che scelgono di restare, dare le opportunità di crescere professionalmente e affermarsi.
Qual è il suo giudizio sulle azioni poste in essere dai soggetti deputati a creare condizioni favorevoli per attrarre i talenti locali?
Innanzitutto deve cambiare la mentalità delle imprese locali: dall’esperienza diretta maturata nel campo dell’internazionalizzazione d’impresa, quelle che investono più in professionalità specializzate sono anche quelle più predisposte all’internazionalizzazione; chi non lo fa cerca “scorciatoie” attraverso il sussidio e il finanziamento. Ritengo che sia importante cambiare il sistema di sostegno e accompagnamento alle imprese: fino ad oggi è prevalsa la strategia del finanziamento: oggi il sostegno più efficace è quello dell’accompagnamento in termini di assistenza, consulenza e servizi specialistici. Anche gli enti intermedi, tranne alcune punte di eccellenza, non hanno investito in professionalità specialistiche e si sono limitate a svolgere un ruolo burocratico rinunciando alla vera assistenza alle imprese e alla possibilità di incoraggiarle a investire in capitale umano e in innovazione. Per quanto riguarda questa struttura, stiamo per lanciare, ad esempio, la figura del temporary manager, ossia un professionista che possa essere messo a disposizione delle imprese per un certo tempo e su progetti o esigenze specifiche delle stesse: questo meccanismo, già funzionante in Europa, può rivelarsi anche utile a favorire l’aggregazione d’impresa. L’utilizzo di strutture intermedie che offrano servizi specialistici crea un modello più leggero e svincolato dalla burocrazia, più trasversale in quanto all’utilizzo di competenze, professionalità e saperi, e più idoneo a favorire l’innovazione. Il nostro incubatore d’impresa funziona proprio in questa direzione e stiamo avendo buoni risultati, per esempio nel settore del distretto tecnologico, al punto che intendiamo estendere l’esperienza a tutte le imprese della Campania interessate all’innovazione.






