di Redazione - 10 Novembre 2008

Intervista a l’assessore regionale all’agricoltua e alle attività produttive Andrea Cozzolino

 

La Regione Campania è diventata uno dei primi produttori florovivaistici nazionali: un gigante produttivo, ma ancora un ” nano”  commerciale. Come sta intervenendo la Regione Campania per eliminare questo divario?

Con la città del florovivasimo, progetto che punta ad espandere la floricultura campana, oggi presente soprattutto nella zona vesuviana e stabile, verso l’agro acerrano-mariglianese. Occorre recuperare la frammentazione dei mercati all’ingrosso attraverso la creazione di una struttura operante con nuove tecnologie nella formazione del prezzo e nella commercializzazione. Aggregare e diversificare l’offerta attraverso strutture organizzative e di servizio. Creare immagine a livello nazionale e internazionale. Infine bisogna favorire la penetrazione nei nuovi canali distributivi, particolarmente nella GDO, che nel settore florovivaistico si sta sviluppando rapidamente.

I fiori, in quanto bene non di prima necessità, rappresentano un mercato che soffre particolarmente i momenti di congiuntura economica sfavorevole. Dato il perdurante momento di crisi, quali misure sta adottando a sostegno del settore?

Sono fondamentali le azioni sui produttori, ossia i protagonisti della sperimentazione e dell’innovazione, stabilendo un rapporto diretto tra produzione e ricerca, incentivando il ricorso a fonti energetiche alternative e l’attenzione al patrimonio ambientale. Un tema molto caldo in Campania, dove esistono vaste aree degradate o inquinate che non possono essere utilizzate per colture agro-alimentari. Incentivare il florovivaismo è una valida alternativa al rilancio produttivo di un territorio stressato sotto molti punti di vista.

Il nuovo P.S. R. prevede un ventaglio di opportunità per il mondo agricolo e per la floricoltura. Quali sono le principali novità della programmazione per lo sviluppo agricolo?

E’ un articolato strumento di programmazione nel settore agricolo per il periodo 2007/2013. Può contare complessivamente su 1.9 miliardi di investimenti pubblici. Darà nuovo slancio all’agricoltura regionale puntando sulla rivitalizzazione delle aree rurali, una politica attiva per il risparmio energetico e idrico, il rispetto dell’ambiente e del paesaggio.

Il quadro attuale presenta luci ed ombre, mentre la nuova programmazione apre interessanti prospettive di crescita per il settore florovivaistico. Come immagina la Campania dei fiori al termine degli interventi previsti dalla Programmazione 2007/2013?

Dobbiamo saper utilizzare le risorse europee per sfruttare strategicamente una serie interessante di indicazioni. Abbiamo condizioni climatiche favorevoli e variegate, in grado di fornire agli operatori di settore possibilità di espansione in nuove aree. Il comparto floricolo è caratterizzato da migliaia di produttori altamente specializzati e con buona flessibilità organizzativa. Abbiamo laFacoltà Agraria di Portici, Centri di Ricerca e Sperimentazione regionali ed Istituti Tecnici Agrari). Abbiamo il primato nella produzione nazionale di fiore reciso e una posizione centrale nel florovivaismo dell’Italia meridionale ed insulare. Abbiamo operatori commerciali in grado di distribuire i loro prodotto in Italia e nei principali paesi europei. Non ultimo, vantiamo eventi fieristici, come Flora, di forte richiamo nazionale ed internazionale.

Flora è alla sua quattordicesima edizione, quanto contribuisce alla promozione dell’immagine dei fiori campani in Italia e in Europa?

E’ da tutti conosciuta come la vetrina del florovivaismo campano, comparto importante dell’agricoltura regionale: 12% del valore della produzione agricola, 300 milioni di euro all’anno tremila aziende, trentamila addetti. E’ noto che i fiori coltivati in Campania sono sul palco dell’Ariston in occasione del Festival di Sanremo. L’impegno a trasformare la Campania in un gigante commerciale, oltre che produttivo, in questo comparto parte da qui.

 

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